Cos’è la preghiera (parte 3)

Kṛpayā tava pāda-paṅkaja. (CC Antya 20.32)
Una volta che quella preghiera ha ricevuto risposta, una volta che si è ottenuto quell’ingresso, allora averrà un tipo di espressione completamente nuovo. Bramare il sevā. Sevā mayo ’yaṁ loka: Il mondo del servizio. Sottrarsi al mondo dello sfruttamento, entrare nel mondo del sevā, del servizio. Come questo avviene realmente? Attivando la tendenza al servizio, automaticamente si raggiunge quel sottraimento. Così come andando ad est automaticamente ti stai sottraendo all’ovest, Non dobbiamo concentrarci sul sottrarci all’occidente, ma dobbiamo andare ad est.

EUlD5rIUMAAk3H1Rasa-varjaṁ raso ’pyasya paraṁ dṛiṣhṭvā nivartate. (BG 2,59)
Attraverso un’esperienza superiore, una esperienza spirituale autentica, le affinità con il mondano diminuiranno fino a svanire. Tutti noi abbiamo un qualche dialogo interno con il divino. Tutti noi abbiamo il senso della presenza di qualcun altro che sta osservando la nostra vita, la nostra esistenza: ciò che pensiamo, percepiamo, tutto. Upadraṣṭānumantā ca bhartā bhoktā maheśvaraḥ. Dunque, i dehinām, coloro che si sono incarnati, ne hanno un qualche sentore. La parola compagno implicherebbe una sorta di affetto. Un osservatore, l’osservatore. Quando leggiamo le preghiere dei grandi devoti, loro riescono ad articolare ciò che noi non siamo in grado di esprimere. Se qualcuno legge un grande scrittore, può apprezzare che è qualcosa di buono. Ciò non significa che sarebbero in grado di scriverlo loro stessi. Come disse un poeta: «Ciò che risuona nel profondo del cuore, quello ha valore». Ciò è indicativo di una qualche sostanza spirituale preziosa, quando il cuore risuona con le preghiere espresse dai grandi devoti. Se leggiamo quel libro (Prapanna Jivanamrtam), sono sicuro che troveremo lì alcune preghiere che esprimono ciò che stiamo provando. Quando il jñāna-karmādy-anāvṛtam, le coperture, le cose che stanno coprendo la nostra reale identità, cominciano a dissolversi ed a scomparire, allora verranno ai devoti delle parole dal cuore. Qualcosa di originale.

Un poeta, Keats, scrisse un sonetto per dormire. Ed una frase che vi si trova, egli parla di andare alla deriva nel regno della coscienza curiosa. Questa è una sua espressione originale. Abbiamo sentito la parola “curioso” e la parola “coscienza”. Ma non le avevamo mai sentite messe insieme. Coscienza curiosa, dove ci si addormenta, si lascia il mondo cosciente, si entra nel mondo dei sogni e c’è questo antro che chiama coscienza curiosa, dove si riflettono cose diverse. Se durante il giorno il devoto ha avuto qualche opportunità di fare un servizio reale, può rifletterci su e considerarsi fortunato. Ci addormentiamo, ci svegliamo la mattina dopo ed è più difficile uscire dal tamo-guṇa e nel presente in stato di veglia. Potremmo aver completamente dimenticato noi stessi durante il sonno. Mentre gradualmente prendiamo coscienza, siamo in qualche modo inseguiti da ciò che abbiamo appena sognato. Śrīla Sarasvatī Ṭhākura, secondo Śrīla Guru Maharaj, ha suggerito che in quel momento sia appropriato il canto āmāra jīvana.

La famosa canzone di Bhaktivinoda Ṭhākura dove dice: «Questa è la mia vita. Quando vedo che le altre persone sono felici, mi rattristo, mi irrito e ne provo invidia. Se le altre persone hanno una cattiva sorte materiale, mi sento felice».

Di solito siamo sopraffatti dalle qualità e dalle caratteristiche umane meno genuine. Allora Śrīla Sarasvatī Ṭhākura dice di cantare questa canzone al mattino e di picchiare la mente cento volte con una scopa. Dunque, Guru Mahārāj, riassumendo, disse: «Oh, ho perso un altro giorno. Molte opportunità mi si sono presentate per servire, ma ho perso il mio tempo. Allora oggi fammi usare la mia vita per qualcosa di prezioso. Questo tipo di dialogo interno si instaura continuamente nel cuore e nella coscienza dell’aspirante servitore».

«Muori per vivere», secondo Śrīla Guru Mahārāj significa: devi morire per come sei adesso e vivere in un piano superiore. Yajña, il fuoco del sacrificio: l’idea è che il sé viene gettato nel fuoco. Il vecchio sé – caratterizzato da tendenze al godimento – è disintegrato ed il nuovo sé – caratterizzato da tendenze al servizio – si genera.

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La tendenza al servizio crea un nuovo sé. Guru Mahārāj menziona le conclusioni del kalyāṇa-kalpataru, dove Bhaktivinoda Ṭhākura parla del nām-haṭṭa, il mercato del Santo Nome, e una bellissima metafora per la distribuzione del kṛṣṇa-nāma ne viene lì data. Egli si descrive, in quel mercato, come uno spazzino. Quello è il suo ruolo lì, è uno spazzino. Spazza via cose indesiderabili. Sarasvatī Ṭhākura disse che se Bhaktivinoda Thakur è uno spazzino, allora io sono un figlio di paglia della sua scopa.

Śrīla Guru Maharaj disse che se puoi accettare ciò che sta esprimendo come una sincera manifestazione dal cuore, allora puoi capire l’unità di costruzione della svarūpa. Questo tipo di umiltà e tendenza al servizio è l’unità di costruzione della svarūpa, l’identità spirituale.
Srila Bhakti Sudhir Goswami

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